Note di Jazz in Irlanda

di Monica Lo Verso

L’Irlanda era ormai da tempo nel mirino mio e di mia figlia, spesso mia compagna di viaggio. Aspettavamo l’occasione buona, la scintilla che ci avrebbe spinto a partire.

Possono essere diverse le cose che ci convincono a prenotare un volo e a pianificare un soggiorno  anche solo per una settimana, o un weekend. Quell’anno il Festival del Jazz a Cork  per noi fu fatale e in men che non si dica avevamo in mano le prenotazioni per volo e hotel. Chiaramente ne avremmo approfittato per dare un’occhiata all’Irlanda così organizzammo la permanenza a Cork per qualche giorno per poi fare toccata e fuga a Dublino, da dove avremmo preso il volo per il rientro in Italia.

Già dall’aereo rimasi incantata dal verde delle colline, che parevano coperte da un   patchwork , un susseguirsi di verdi cangianti cedevano il posto all’inevitabile distesa di tetti e comignoli. Guardando dal finestrino del bus che ci condusse nel centro di Cork mi sentii subito spiazzata dal senso di marcia delle automobili contrario al nostro e fui felice di aver scelto i mezzi pubblici pur se molto costosi, per i nostri spostamenti invece che il noleggio di un auto.




Giunte al capolinea attraversammo la zona centrale a piedi. File di case di mattoni rossi si alternavano a stabili in tinta unita di diverse altezze ma privi di balconi, così la sensazione era che fossero bidimensionali.

Le vetrine dei negozi e i loro ingressi avevano cornici dai colori sfolgoranti, viola, rosso, giallo, verde e arancio accattivavano l’attenzione dei passanti che rallentavano l’andatura guardando incuriositi la merce esposta. Finalmente scorgemmo un supermercato, per limitare i costi avevamo in programma di procurarci del cibo senza troppe pretese. L’atmosfera era stranamente diversa dai  supermercati Italiani, gli scaffali assortiti di cibi  pronti, dolci di ogni genere e birra d’ogni tipo riempivano gli spazzi tra le corsie. Alle casse i clienti facevano un’unica coda e man mano che si liberava una cassiera procedevano in ordine d’arrivo, così non si correva il rischio d’incappare in una cassa particolarmente lenta. Fu curioso inoltre scoprire che, per promuovere i prodotti locali, i prezzi di questi erano decisamente più contenuti a confronto di quelli importati dal Continente.

Dopo aver posato i nostri bagagli al B&B ed esserci rifocillate con un paio di panini, ci misimo in cammino verso il centro dove speravamo di assistere a qualche performance di gruppi jazz dentro i pub.




La musica trafilava dai pub pieni zeppi di appassionati, ed ogni volta che se ne apriva una porta, passando davanti, si veniva travolti dal suono deciso di una tromba e dalle armoniose note di un sax. All’interno la luce soffusa e il profumo di birra accompagnavano chi reggeva trionfante il proprio boccale e nascondevano chi invece si appartava per godersi il jazz.

Ricordo ancora che nel pub dove suonavano gli “ Swiming blue cats” la musica trascinò i presenti ad esibirsi in balli pittorescamente  ritmici, ragazzi e ragazze divertiti si lasciarono andare allo spirito di festa che si era creato.




Sul marciapiede, un drappello di persone aveva circondato un gruppo di musicisti, che coinvolgevano con la loro musica i passanti. Incuriosite ci avvicinammo e in poco tempo ci ritrovammo a tenere il tempo con il piede, in mezzo ad altri che godevano come noi di quei momenti musicali.

L’atmosfera era davvero magica e nelle vie di Cork, la sera cedeva il passo alla notte e tornando al nostro B&B ci scortava il mormorio delle persone che come noi camminavano cadenzando i loro passi con il rumore dei tacchi, nel ricordo delle note del jazz.

Il mattino seguente avevamo programmato la visita a Blarney Caste, sorprendentemente il cielo continuava ad essere di un insolito azzurro terso, ma la cosa non ci dispiacque per niente.

Il castello era attorniato da un fantastico parco. Rimasi incantata di fronte alla bellezza degli alberi, dalle chiome di diverse forme alcune ancora verdi e altre dalle mille tonalità di giallo, di rosso tipiche autunnali che facevano contrasto con lo smeraldo dei prati. I rami ormai spogli disegnavano nel cielo un prezioso merletto e un acero dalle fronde cariche di foglie rosso vivo creava un gioco di luce fantastico quasi irreale.

Il caratteristico castello era una meta per turisti soprattutto per la leggenda della pietra dell’eloquenza. Eh sì, perché arrivando in cima alle mura dopo avere scalato un’impervia scala a chiocciola, il turista si stendeva supini sul pavimento, poi trattenuto dalle gambe da degli addetti si sporgeva nel vuoto per baciare la “pietra dell’eloquenza”, che era stata posizionata all’esterno delle mura in alto quasi irraggiungibile e noi, nella speranza di non rimanere mai senza parole, rispettammo il protocollo.

Rimasi particolarmente stupita dal fatto che, pur essendo visitato da diversi turisti, non erano molti i negozi di souvenir ma non resistetti alla tentazione di acquistare un tipico maglione irlandese che desideravo da una vita.




Dopo aver gironzolato in lungo e in largo decidemmo di rientrare a Cork. La musica dal vivo ci piaceva molto ma quello che ci affascinava era il clima che c’era per le strade e anche per quella sera diversi gruppi musicali avrebbero allietato le ore di  permanenza nella città.

La ressa nei pub pur essendo notevole pareva non dar fastidio a nessuno. Uomini e donne sopportavano la stretta vicinanza con gli atri senza innervosirsi anzi si rendevano disponibili per facilitare gli spostamenti di chi andava al bancone a fare il pieno al proprio boccale.

La stanchezza prese il sopravvento e a malincuore ci dirigemmo verso i nostro B&B.

Aveva davvero un particolare pavimento, a occhio e croce saranno stati almeno quattro strati di moquette, sembrava di camminare su un materasso e i gradini delle scale, forse per il troppo materiale che li ricopriva erano così piccoli che dovevamo salire con le punte delle scarpe. Un altro particolare era il bagno. Era

così piccolo che seduta sul water cercai di azionare la leva di apertura come se fossi nel wc del camper. Completamente diversi gli arredamenti, il letto altissimo e piccolissimo, un mini matrimoniale, soffitti bassi insomma un altro mondo.

Il sole era già alto, dopo una bella dormita eravamo pronte per avventurarci a Kinsale, una graziosa cittadina, e a Charles Fort che avremmo raggiunto facilmente a piedi dal centro della città.




Non avevo mai assistito all’azione di una marea e rimasi sbalordita a vedere  le barche arenate sul fondo completamente in secca del piccolo porto di Kinsale. Sembrava foss




ero state abbandonate o, stanche, si sdraiavano su un fianco quasi a voler riposare.

Le case erano particolarmente variopinte, come in un disegno di un scolaretto che non risparmiava in fantasia. Per raggiungere la fortezza c’incamminammo verso la collina e dall’alto il panorama ne valeva la fatica. All’apice della strada,  in parte all’entrata del forte, una birreria con appesi sulla facciata principale  ai lati dell’edificio il ritratto di due gentiluomini vestiti d’epoca.

Charles Fort era davvero imponente ed era sorprendente come le mura fossero ricoperte da manti erbosi. Lo sguardo si tuffava nell’oceano dai bastioni che un tempo difendevano il territorio e in lontananza si scorgeva Kinsale con le sue barche che puntinavano il mare.

Tornammo verso il centro della città attraverso un sentiero che costeggiava la baia. Non era molto battuto e facendo attenzione scorgemmo due foche che nuotavano divertite scomparendo di tanto in tanto immergendosi nel blu del mare. Ci ritrovammo di fronte al porto che al mattino era praticamente  in secca, ora le barche e le boe non erano più adagiate sul fondo ma galleggiavano ondeggiando, come se niente fosse successo, ed era incredibile pensare fosse lo stesso paesaggio.

Dopo aver fatto uno spuntino in una piazzetta sedute su una panchina, passeggiare tra i vicoli, alla ricerca di angoli suggestivi da fotografare, ci rapì per l’intero pomeriggio, anche gli odori che uscivano dalle case stuzzicavano la nostra curiosità.

Nel tardo pomeriggio salimmo sul bus che ci ricondusse a Cork ogni sera eravamo un pochino più stanche , ma non da rinunciare alla nostra camminata in centro. Ci infilammo in un pub dove anche i tavoli sapevano di birra, una piccola orchestra intratteneva i clienti chiaramente con le note di jazz. Fui particolarmente attratta dal suono di un’arpa che accompagnava dolcemente una tromba ed un clarino. Non finivano mai di stupirci.

Il mattino seguente decidemmo di partecipare ad una messa dove si sarebbe esibito tra un salmo e l’altro un gruppo di Gospel. Arrivate davanti alla porta d’entrata c’erano delle persone che stranamente gestivano la logistica dei fedeli, cioè indicavano da che parte dovevano sedersi, la chiesa era a tre navate ed era gremita di persone, tutte sedute ordinatamente. Il sacerdote era davvero prolisso, pensai che non mi sarei più lamentata delle omelie dei nostri preti, purtroppo gli interventi del coro erano davvero sporadici e di breve durata così cercando di passare inosservate uscimmo dalla chiesa.

Ne approfittammo per dare un occhiata alla zona nord di Cork ma a differenza del centro era meno accogliente e in stile industriale, frequentata da poca gente, e non brillava di pulizia, così allungammo il passo per ritornare al più presto in centro.

Il giorno dopo la nostra destinazione era Dublino e per sfruttare il più possibile il poco tempo a disposizione ci alzammo all’alba per prendere il primo bus del giorno. Non potevamo fare a meno di guardare fuori dal finestrino quasi a catturare il maggior numero di immagini dell’Irlanda. La cosa più bella e particolare che ci colpì fu una fantastica luna piena che era stranamente ed esageratamente bassa, tanto da avere la sensazione di poterla toccare. Sfiorava le cime delle colline e le tingeva di una luce argentea quasi fiabesca.

Giunti a Dublino ci rendemmo subito conto che era una città dalle caratteristiche molto diverse rispetto a Cork. Dopo aver posa

to i bagagli iniziammo la nostra visita turistica. Per non perdere tempo avevamo pianificato la sequenza di cose da vedere a partire dalla famosa Università “Trinity Collage” dove studiò Oscar Wilde. Camminando fra i cortili del Campus, si respirava un’aria intellettuale, sembrava fossimo state catapultate in un’altra dimensione. 

La “sfera con sfera” opera di Arnaldo Pomodoro esposta di fronte alla Berkeley Library ci colpì molto con il suo ruotare continuo nell’intento di mostrare tutta la sua bellezza, mentre i turisti rispecchiandosi in essa commentavano attoniti. Purtroppo il tempo era tiranno così ci dovemmo accontentare di ammirare da fuori la “The old Library”.

A poca distanza dal College raggiungemmo  il parco dove c’era la statua di Oscar Wild che, semi sdraiato su un enorme masso, aveva un’espressione perplessa quasi a dubitare di chi si fermava per immortalarlo. Passeggiammo a lungo nel parco, i colori dell’autunno premiavano i nostri occhi, vaste aiuole verdi spruzzate dalle sfumature delle foglie secche abbracciavano uno specchio d’acqua che impreziosiva lo scenario.

I piedi iniziavano ad essere dolenti ma,  come rapaci continuammo la nostra caccia pronte a catturare le stranezze di Dublino. Un’altra statua che ci incuriosì fu quella di Molly Malone sorprendentemente reale e ormai simbolo della città.

Cambiando zona, allontanandoci un po’ dal centro, le dimensioni e l’imponenza dei palazzi era notevole. Le porte d’ingresso personalizzate con vetrate colorate, in uno stile molto ricercat

o che a confronto delle facciate degli edifici ai quali appartenevano, sembravano un fiore all’occhiello nel taschino di una tuta da lavoro.

Un’altra nostra meta fu il castello di Dublino, un importante cortile attorniato da una costruzione a ferro di cavallo anticipava la struttura caratteristica del nord, in pietra scura e molto severa. Il castello era interessante, ma mai quanto la guida che ce lo illustrava. Un personaggio alquanto buffo camminava dondolando con le mani unite dietro la schiena, si era talmente immedesimato nella parte che anche il tono della voce era originale e dava un tocco di mistero. Il suo frequente intercalare con “castel” ci faceva sorridere e distraeva la mia attenzione su quello che diceva.

Lungo la strada del ritorno, interamente percorsa a piedi, ci imbatemmo in un particolare negozio. L’insegna diceva “Mary mediatry of all grace”, praticamente vendevano santini di ogni tipo, facevano richieste di grazie insomma tutto ciò che è sacro e risolvevano i problemi di ferite di cuore, incredibile davvero assurdo.

Girovagare per le vie di Dublino ci fece apprezzare delle vere e proprie bizzarrie, come il taxi leopardato un vero spettacolo, o il bus che sul display frontale c’era scritto “Sorry bus full”.

Nella via pedonabile, frequentata da una folla di passanti intenti a sbirciare le vetrine dei negozi, erano originali degli uomini che, seduti al centro, reggendo un cartello  pubblicitario, perfettamente immobili, indicavano la direzione per bar, caffetterie ed altri generi.

Non potevano mancare gli artisti di strada che con la loro musica improvvisata allietavano la gente che passeggiava un po’ stralunata. Una delle cose che mi fa sorridere viaggiando è come ci si renda conto della diversità delle persone, nell’atteggiamento, nel modo di vestire, nel come si propongono quando chiedi a loro un’informazione tanto che la diversità della lingua passa in secondo piano.

In serata non rinunciammo alla nostra passeggiata, davanti locali giovani di diverse età s’intrattenevano bevendo boccali di birra, era incredibile pensare che noi indossavamo doppi pantaloni, doppio maglione e piumino mentre le ragazze erano a gambe nude con degli short e camicette scollate. Purtroppo dopo una certa ora sdraiati al riparo dagli spifferi, coperti da cartoni o i più fortunati con coperte sdrucite e sporche i senza tetto cercavano di nascondersi per riuscire a passare la notte.

Eravamo agli sgoccioli della nostra vacanza, il mattino seguente lungo il tragitto verso la stazione del bus, che ci avrebbe portato all’aeroporto, ne approfittammo per scattare ancora qualche   foto e passando davanti alla sede degli Abercrombie abbiamo avuto la “fortuna” di trovare una quindicina di ragazzi, tra i più gettonati  dalle teenager, disposti a farsi fotografare con mia figlia, anche loro in fondo sono stati un bel souvenir del nostro viaggio.

Purtroppo era arrivato il momento di partire per rientrare in Italia ma con la solenne promessa di tornare a visitare l’Irlanda che con i suoi parchi e le sue distese verdi ci aveva incantato.

Bio

Sono Lo Verso Monica ho l’hobby della scrittura e quando non sono in viaggio o in bicicletta scrivo per passione raccontando in qualche modo le mie avventure, nel tentativo di non essere mai noiosa.

Mi piace catturare scorci particolari dei luoghi che visito facendo fotografie che quando riguardo a casa rinfrescano la mia memoria.

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