15 giorni a 15 nodi

A cura di Stefano Bonadies

La Grande San Paolo ha appena lasciato il porto, i brutti grattacieli di Dakar iniziano a rimpicciolirsi. Una lancia si è appena affiancata alla nave per venire a recuperare il pilot, l’impiegato portuale incaricato di pilotare la nave durante le fasi di attracco e partenza delle imbarcazioni. Sono le 19:00 e io e la mia ragazza Rita abbiamo già da un’ora cenato per la prima volta a bordo. Adesso non ci resta che goderci la partenza e il tramonto davanti a noi: siamo diretti ad ovest, a Rio de Janeiro. In realtà, una volta preso il largo, la nave seguirà la costa fino alla Guinea e alla Sierra Leone per poi attraversare l’oceano. A Conakry e Freetown non scenderanno passeggeri, ma bensì containers: siamo infatti a bordo di una nave cargo della compagnia Grimaldi.

La Grande San Paolo è una nave mercantile lunga 200 metri e larga 45, è alta 13 piani e può trasportare fino a 1900 containers. Ha una velocità massima di 15 nodi (30 km orari) e impiegheremo circa 15 giorni per arrivare a destinazione.

Nel 2017 può sembrare una follia impiegare tutto questo tempo per fare 7500 km, quando un aereo può percorrere la stessa distanza in una decina di ore, eppure io e la mia ragazza non siamo gli unici “matti” a bordo. Oltre a noi c’è un altro passeggero, Horst, un settantenne tedesco che sta portando il proprio camper in sud America. Lui è già a bordo da 15 giorni quando ci imbarchiamo noi e dopo che saremo scesi avrà ancora 10 giorni di mare davanti a sé per arrivare a Montevideo. Probabilmente la nave trasporterà molti passeggeri in più al suo ritorno perché allora, in sud America, l’estate sarà finita e tanti torneranno in Europa. Ovviamente la parola “tanti” qui ha un significato molto relativo: non potranno essere più di 12, numero massimo di passeggeri consentito sulle navi merci. Viaggiare su una cargo non è facile, ma nemmeno impossibile. Bisogna capire quali compagnie mercantili effettuano la rotta che si desidera, contattarle poi per sapere se trasportano passeggeri, fare un’assicurazione di viaggio, i visti e i vaccini necessari e, ovviamente, pagare un biglietto. Nel nostro caso abbiamo pagato 860 euro a testa. Nel costo erano inclusi la cabina e 3 pasti al giorno. La sala mensa e il menù sono gli stessi di cui godono gli ufficiali. 

La colazione è dalle 7:00 alle 9:00, il pranzo alle 12:00 e la cena alle 18:00. Il cuoco di bordo, Pasquale, è italiano e noi non ci possiamo lamentare. Il menù ad ogni pasto include solitamente un primo, due secondi, un contorno, acqua e caffè. Non vengono mai proposti menù alternativi, ma l’esperto Pasquale ha molta inventiva e non ci si annoia mai. Nei weekend a cena solitamente sostituisce una portata con il dessert e ogni mattina sforna pane, pizza e schiacciata per la colazione. Il cibo è l’unico svago a bordo e le giornate sono scandite dalla ricorrenza dei pasti e animate dalla curiosità di scoprire il menù del giorno. Parliamo moltissimo con Pasquale, che dopo 42 anni di viaggio, ne ha di cose e avventure da raccontare. “Intervistare” l’equipaggio è un altro dei pochi intrattenimenti a bordo. Contiamo 10 italiani, 3 bulgari, un ucraino e 11 filippini. Riusciamo a parlare con il secondo ufficiale, il terzo ufficiale, alcuni allievi e il cameriere di bordo. Tutti hanno le loro avventure da raccontare e tutti concordano su una cosa: lavorare (vivere!) su una nave merci è molto dura. A bordo non ci sono wifi o telefoni, c’è solo un pc connesso a internet satellitare ed ogni membro può inviare una sola mail (senza allegati) al giorno. Quando si arriva nei porti di tempo per scendere a terra non ce n’è, c’è solo la frenesia dei containers scaricati e caricati per 9 o 10 o anche 12 ore senza pause. Quando si è in mare gli orari sono più definiti e umani, ma anche al di fuori dei propri orari ufficiali tutti hanno sempre qualcosa in più da fare, che si tratti di manutenzioni, esercitazioni o scartoffie. A volte invidiamo l’equipaggio che è così impegnato, noi passiamo il tempo soprattutto leggendo e contemplando il mare. I passeggeri non possono lavorare a bordo, per farlo, ci vogliono un libretto di navigazione e uno specifico addestramento. Per ogni incidente a bordo il capitano si giocherebbe la testa. Ad ogni porto dei severi impiegati salgono e controllano che sulla nave sia tutto in regola con la sicurezza e i documenti. Ci viene spiegato che, per quanto tutti tentino di essere il più possibile diligenti, succede molto spesso di prendere una multa. A bordo ci sono moltissime regole ferree, come il divieto di bere alcolici. Inoltre le gerarchie sono rigide e rispettate in ogni circostanza, anche nell’ordine in cui vengono servite le pietanze ai pasti.

Uno dei pochi spazi in cui i gradi passano in secondo piano è la palestra di bordo: lì, a volte, la sera il cameriere filippino Spencer sfida qualche ufficiale a ping pong. Nella palestra, oltre al tapis roulant, ai pesi e ad un paio di macchine, c’è anche un biliardino. Anche io e Rita avremmo potuto usare la palestra, ma abbiamo preferito oziare, confidando che, nei seguenti 8 mesi di viaggio per il mondo, di occasioni per stancarci e muoverci, ne avremmo avute, per forza di cose, a volontà. La noia si fa spesso sentire in un viaggio del genere e il pensiero corre spesso alla meta finale e a tutto ciò che viene dopo.

A rendere l’attesa più viva, c’è anche il fatto che non si sa quando si arriva. La stima di 15 giorni di viaggio è, infatti, approssimativa: potrebbero volercene molti di più se la nave trova qualche inconveniente o se ci sono ritardi in qualche scalo. Più volte è successo di rimanere interi giorni fermi in alto mare perché in porto non c’era posto per attraccare. Non solo non si sa quando si arriva, ma non si sa nemmeno quando si parte. La Grande San Paolo è arrivata, per esempio, 15 giorni di ritardo a Dakar rispetto a quanto preventivato. Tutto questo fa parte del gioco e viene subito messo in chiaro quando si acquista il biglietto: la priorità della nave è la merce ed è praticamente l’unica ad avere dei diritti a bordo.

Nonostante ciò, va detto che l’equipaggio è sempre stato cortese e disponibile con noi, spesso incuriosito dal nostro viaggio e ansioso di fare qualche chiacchiera. Un po’ ci è dispiaciuto separarci da Pasquale, Spencer, Rik, Davide, Daniele, Paolo e tutti gli altri quando siamo sbarcati a Rio de Janeiro. Dopo 15 giorni esatti, nonostante qualche contrattempo calcolato, abbiamo messo piede sul suolo brasiliano. È stato un viaggio intenso e interessante, fatto di noia, ma anche di spettacolari tramonti e cieli stellati, circondati da migliaia di km di niente. Stare due settimane disconnessi dal mondo, inoltre, ci ha rimesso in contatto con noi stessi. Viaggiare su una nave cargo, in fondo, serve proprio a questo: a fuggire dalla frenesia quotidiana, fatta di cose da fare e di informazioni da accumulare. Come i marinai ci si trova soli con il mare, il cielo e qualche prelibatezza di Pasquale.

Bio

Fiorentino, receptionist, laureato in lingue straniere ed ora iscritto ad antropologia. Nell’autunno del 2016 sono partito per un anno di viaggio con la mia ragazza Rita. Sono appassionato di cibo e… viaggi!

Racconti di viaggio

Argentina – La provincia di Rio Negro




Suttsu – Sperduti in Giappone

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